Nell’articolo sulla corsa alla superintelligenza abbiamo parlato di macchine che un giorno potrebbero inventare qualsiasi cosa.
Questa è la storia di una macchina che, già oggi, permette a chiunque di fabbricare quasi tutto. Seduto alla scrivania di casa.
Il replicatore di Star Trek
Negli episodi di Star Trek c’era un oggetto che faceva sognare milioni di spettatori: il replicatore. Chiedevi una tazza di tè, e la macchina la costruiva dal nulla, lì davanti a te. Pura fantascienza, pensavano tutti.
Oggi con poco meno di duecento euro si può comprare una macchina che ci va sorprendentemente vicino. Non fa il tè, d’accordo. Ma se ti si rompe il gancio di una tenda, disegni il pezzo o lo scarichi da internet, premi un pulsante e un’ora dopo il gancio nuovo è lì, sul piano della stampante. Ancora tiepido.
Per arrivare a questo, però, ci sono voluti quarant’anni, un ingegnere annoiato da un lavoro troppo lento e un papà con una pistola per la colla a caldo.
L’ingegnere che non voleva aspettare
Primi anni Ottanta, California. Chuck Hull lavora in un’azienda che usa la luce ultravioletta per indurire speciali vernici. Il suo problema è un altro: ogni volta che serve un prototipo di plastica, per realizzarlo ci vogliono settimane. Settimane per un pezzo che magari poi si rivela sbagliato.
Hull ha un’intuizione. Quella stessa luce che indurisce la vernice potrebbe indurire un liquido speciale uno strato alla volta, sottilissimo, uno sopra l’altro, fino a formare un oggetto intero. Passa mesi a fare esperimenti, spesso la sera, quando il laboratorio è vuoto. Nel 1983 dalla vasca esce il primo oggetto stampato in tre dimensioni della storia: una piccola tazza. Niente di spettacolare. Ma quella tazza aveva appena cambiato il modo di fabbricare le cose.
Hull chiama la sua invenzione stereolitografia, la brevetta e fonda un’azienda, 3D Systems, che esiste ancora oggi. Le sue macchine però costano come una casa, e finiscono solo nei reparti di progettazione delle grandi industrie.
Una rana per la figlia
Qualche anno dopo, in Minnesota, un altro ingegnere, Scott Crump, vuole costruire una rana giocattolo per sua figlia. Prende una pistola per la colla a caldo, la riempie con un miscuglio di plastica e cera e comincia a disegnare la rana strato dopo strato, lasciando che ogni filo si indurisca prima di passarci sopra con il successivo.
Mentre gioca, si rende conto che quel gesto si può automatizzare: un ugello caldo che si muove da solo, guidato da un computer, e deposita un filo di plastica fusa esattamente dove serve. Nel 1989 fonda Stratasys e brevetta il metodo. Oggi quasi tutte le stampanti 3D che si comprano per casa funzionano ancora così. Il nome tecnico è FDM, ma il principio è quello della pistola per la colla di una sera qualunque.
La macchina che voleva copiare se stessa
Per vent’anni la stampa 3D resta un affare da industria. Poi, nel 2005, un professore dell’Università di Bath, in Inghilterra, Adrian Bowyer, lancia un’idea quasi filosofica: una stampante 3D capace di stampare buona parte dei pezzi di cui è fatta. Una macchina che si riproduce. La chiama RepRap e mette tutti i progetti online, gratis, a disposizione di chiunque.
Il tempismo è perfetto. Intorno al 2009 scadono i brevetti sul metodo di Crump, e in pochi anni appassionati e piccole aziende in tutto il mondo cominciano a costruire stampanti partendo da quei progetti liberi. I prezzi crollano: da decine di migliaia di euro a qualche migliaio, poi a qualche centinaio. La stampa 3D esce dalle fabbriche ed entra nei garage, nelle scuole, nelle camerette.
Dallo spazio all’ospedale
Da allora le stampanti 3D sono arrivate dappertutto. Nel 2014 ne è salita una a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e qualche settimana dopo gli astronauti hanno stampato una chiave inglese il cui progetto era stato spedito dalla Terra via email. Invece di aspettare mesi un razzo con il pezzo di ricambio, lo si “manda” come un file.
Negli ospedali si stampano modelli degli organi dei pazienti, su cui i chirurghi provano gli interventi più difficili prima di entrare in sala operatoria. Volontari di tutto il mondo stampano protesi di mani colorate per bambini, a una frazione del costo di quelle tradizionali. Molti apparecchi acustici e apparecchi per i denti invisibili nascono da una stampante 3D. E negli Stati Uniti c’è chi stampa perfino case intere, muro dopo muro, con enormi ugelli che depositano cemento invece di plastica.
E a casa, cosa ci fai?
È la domanda che si fanno tutti prima di comprarne una. La risposta sincera è: molto più di quanto pensi, ma meno di quanto prometta la pubblicità.
Una stampante 3D domestica è imbattibile per i piccoli oggetti utili: il ricambio introvabile della lavastoviglie, il supporto su misura per il telefono, gli organizer per i cassetti, il gancio, il tappo, la manopola. Diventa una miniera per chi ha figli, perché si stampano giochi, personaggi e perfino i pezzi dei giocattoli rotti. È un mondo per chi ama il modellismo, le miniature, il cosplay, e per chi vuole dare forma alle proprie idee.
E non serve saper disegnare in 3D. Su siti come Printables, MakerWorld e Thingiverse ci sono milioni di modelli gratuiti, pronti da scaricare. Il più delle volte si parte da lì, e solo dopo, se viene voglia, si impara a creare i propri.
Quello che una stampante di casa non fa bene: gli oggetti grandi, perché il piano di stampa ha dei limiti, e le cose che devono sopportare carichi pesanti o temperature alte. E la velocità è relativa: un oggetto piccolo richiede mezz’ora, uno complesso può impegnare la macchina per una notte intera.
Com’è cambiato tutto negli ultimi anni
Fino a poco tempo fa, comprare una stampante 3D significava accettare ore di regolazioni: livellare il piano a mano con un foglio di carta, sistemare la distanza dell’ugello, buttare decine di stampe venute male. Era un hobby per pazienti.
Oggi le stampanti di nuova generazione si calibrano da sole grazie a sensori interni, sono molto più veloci e silenziose, e si comandano dal telefono. Si apre la scatola, si segue la procedura guidata, e dopo meno di mezz’ora si ha in mano la prima stampa. Per chi comincia, la scelta migliore è quasi sempre una stampante a filamento: più semplice, più pulita e più economica da usare rispetto a quelle a resina, che danno dettagli incredibili ma richiedono guanti, lavaggi e un locale ben aerato.
Le migliori stampanti 3D per principianti: la nostra selezione
Abbiamo scelto tre stampanti adatte a chi parte da zero, per tre budget e tre esigenze diverse. Più un accessorio senza cui non si stampa niente.
🥇 La più semplice per iniziare
Bambu Lab A1 mini
È la stampante che quasi tutte le guide consigliano a chi comincia, e il motivo è semplice: fa tutto da sola. Si calibra in automatico, è silenziosa, si controlla dall’app del telefono e dà ottimi risultati fin dalla prima stampa. Il piano è piccolo, circa 18 centimetri per lato, ma per gli oggetti di tutti i giorni basta e avanza. Se non sai nulla di stampa 3D e vuoi solo che funzioni, è lei.
💪 Più spazio e più velocità
Creality Ender-3 V3 KE
La serie Ender-3 è una leggenda tra gli appassionati: è la stampante con la comunità più grande del mondo, il che significa guide, consigli e pezzi di ricambio per qualunque problema. La versione KE è quella più evoluta della famiglia a prezzo contenuto: si calibra da sola, è molto più veloce delle Ender di qualche anno fa, ha lo schermo touch e il Wi-Fi, e un piano di stampa più grande della A1 mini, per oggetti fino a oltre 20 centimetri per lato. Richiede un po’ più di pratica della Bambu, ma è la scelta giusta per chi vuole crescere e stampare pezzi più grandi.
🎨 Per stampare a colori
Anycubic Kobra X
Le stampanti di base usano un colore alla volta. La Kobra X è tra le più recenti ad aver reso accessibile la stampa multicolore: cambia filamento da sola durante la stampa, così si ottengono oggetti con più colori senza doverli dipingere. Costa di più delle altre due, ma se l’idea è stampare giocattoli, personaggi o oggetti decorativi, è quella che dà più soddisfazione.
🧵 L’accessorio indispensabile
Filamento PLA eSUN (1 kg, 1,75 mm)
È la “cartuccia” della stampante 3D: una bobina di filo di plastica che la macchina scioglie e deposita strato dopo strato. Per cominciare il migliore è il PLA, facile da stampare, senza cattivi odori e disponibile in decine di colori. Con una bobina da un chilo si stampano centinaia di piccoli oggetti. Controlla solo che il diametro sia 1,75 mm, quello usato da quasi tutte le stampanti di casa.
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Dalla tazza di Chuck Hull alla tua scrivania
Quarant’anni fa Chuck Hull restava in laboratorio la sera per veder nascere una piccola tazza da una vasca di liquido. Oggi quella stessa magia sta in una scatola che si apre sul tavolo della cucina.
Il replicatore di Star Trek non esiste ancora. Ma la prima volta che vedi un oggetto crescere strato dopo strato, partendo da un file e da un filo di plastica, capisci che ci siamo andati molto più vicini di quanto immaginassimo.
Ed è anche più facile di quanto sembri: le stampanti 3D per principianti di oggi si calibrano da sole, e bastano pochi minuti per la prima stampa.
🔬 Nel prossimo articolo della sezione Tech Lab
Una stampante 3D è una macchina che fabbrica oggetti. Nel prossimo articolo ne incontriamo altre, costruite per uno scopo molto diverso: farci compagnia.
La storia comincia con un funerale in un tempio buddista giapponese, e con un cane robot che una famiglia non se l’era sentita di buttare. Sono i robot da compagnia, e forse ci fanno più effetto di quanto immaginiamo.
Foto in evidenza: stampante 3D al lavoro, di MakerTobey, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.








