JEFF BEZOS: l’uomo che partì da un garage per vendere libri e costruì Amazon

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, nel 2017

Nel precedente articolo della sezione Visionari abbiamo raccontato la storia di Steve Jobs: il ragazzo del garage che reinventò il computer, la musica e il telefono.

Ma mentre Jobs era ancora lontano da Apple, dall’altra parte degli Stati Uniti un altro visionario stava per lasciare tutto per un’idea che quasi nessuno prendeva sul serio.

Luglio 1995. In un piccolo garage di Bellevue, vicino a Seattle, qualcuno aveva collegato una campanella a un computer.

Ogni volta che arrivava un ordine dal sito, la campanella suonava.

I primi giorni suonava poco. Poi sempre più spesso.

Dopo poche settimane suonava così tante volte che dovettero spegnerla.

Quel sito vendeva solo libri. Si chiamava Amazon.

E l’uomo che l’aveva creato, Jeff Bezos, stava per costruire una delle aziende più grandi della storia.

Un ragazzo curioso e un nonno speciale

Jeff Bezos nacque nel 1964 ad Albuquerque, nel New Mexico.

Sua madre, Jacklyn, aveva appena 17 anni.

Il matrimonio con il padre biologico durò poco. Qualche anno dopo Jacklyn sposò Miguel “Mike” Bezos, un immigrato arrivato da Cuba da ragazzo, senza conoscere l’inglese.

Mike adottò Jeff e gli diede il cognome con cui sarebbe diventato famoso in tutto il mondo.

Ma una figura fondamentale della sua infanzia fu il nonno materno, che possedeva un ranch in Texas.

Jeff passava lì le estati.

Riparava mulini a vento, aggiustava trattori, curava il bestiame.

Quando qualcosa si rompeva, al ranch non si chiamava nessuno. Si trovava il modo di sistemarlo da soli.

Bezos dirà più volte che quella fu la sua prima vera lezione di imprenditoria: ogni problema ha una soluzione, se hai abbastanza pazienza per trovarla.

Da Princeton a Wall Street

Bezos era uno studente brillante.

Si laureò a Princeton nel 1986 in ingegneria elettrica e informatica, con il massimo dei voti.

Poi andò a lavorare a New York, nel mondo della finanza.

Nel 1990 entrò in D. E. Shaw, un fondo di investimento che usava i computer e la matematica per operare sui mercati.

Fece carriera velocemente. In pochi anni diventò uno dei vicepresidenti più giovani dell’azienda.

Aveva un ottimo stipendio, un ufficio a Manhattan e un futuro sicuro.

Poi, nel 1994, lesse un dato che gli cambiò la vita.

Il numero che accese tutto

Secondo alcune stime, l’uso del web stava crescendo di oltre il 2.300% all’anno.

Bezos rimase colpito.

Nessuna cosa al mondo cresceva così velocemente.

Si chiese: cosa si potrebbe vendere su Internet che abbia davvero senso?

Fece una lista di circa venti prodotti. Alla fine scelse i libri.

Il motivo era semplice e geniale.

Un libro è uguale ovunque lo compri. Non devi provarlo, non devi toccarlo.

E soprattutto esistevano milioni di titoli. Nessuna libreria fisica poteva tenerli tutti.

Un negozio online sì.

La decisione presa pensando a 80 anni

Lasciare un lavoro del genere per un’idea così incerta sembrava una follia.

Il suo capo gli propose di pensarci bene prima di andarsene.

Bezos lo fece. E inventò un metodo che poi racconterà in moltissime interviste.

Lo chiamò “regret minimization framework”: il metodo per ridurre al minimo i rimpianti.

Si immaginò a 80 anni, a ripensare alla propria vita.

E si chiese: di cosa mi pentirei di più?

La risposta fu chiara.

Se avesse provato e fallito, non se ne sarebbe mai pentito.

Ma se non ci avesse nemmeno provato, quel pensiero lo avrebbe tormentato per sempre.

Si licenziò.

Il viaggio verso Seattle

Bezos e la moglie MacKenzie partirono da New York e attraversarono gli Stati Uniti in auto.

Lei guidava.

Lui, sul sedile del passeggero, scriveva al computer il business plan dell’azienda.

Scelsero lo stato di Washington per motivi molto pratici: c’erano molti programmatori e si trovava vicino a uno dei più grandi magazzini di libri degli Stati Uniti.

Nel luglio del 1994 l’azienda nacque ufficialmente.

Ma non si chiamava ancora Amazon.

Il nome sbagliato che quasi rovinò tutto

Il primo nome scelto fu Cadabra, come in “abracadabra”.

C’era un problema.

Al telefono, molte persone capivano “cadaver”. Cadavere.

Non proprio l’ideale per un negozio.

Bezos valutò anche Relentless, che significa “implacabile”. Registrò persino il dominio relentless.com, che ancora oggi porta ad Amazon.

Alla fine scelse il nome del fiume più grande del mondo.

Il messaggio era chiaro: la libreria più grande del mondo.

E in più iniziava con la “A”, quindi compariva in cima agli elenchi alfabetici.

Il garage e le scrivanie fatte con le porte

I primi uffici di Amazon erano nel garage della casa che Bezos aveva affittato a Bellevue.

I soldi erano pochissimi.

Così Bezos ebbe un’idea: comprare delle normali porte di legno, attaccarci sotto quattro gambe e usarle come scrivanie.

Costavano molto meno delle scrivanie vere.

Quella “door desk” è diventata un simbolo. Ancora oggi Amazon assegna un premio interno chiamato “Door Desk Award” a chi trova idee per risparmiare e offrire prezzi più bassi ai clienti.

Per finanziare l’avvio, anche i genitori di Bezos investirono circa 250.000 dollari: buona parte dei loro risparmi.

Jeff fu onesto con loro.

Gli disse che c’era circa il 70% di probabilità di perdere tutto.

Loro investirono lo stesso. Non perché credessero in Internet, ma perché credevano in lui.

Fu uno degli investimenti più fortunati della storia.

Il lancio: 50 stati e 45 paesi in un mese

Amazon aprì al pubblico nel luglio del 1995.

Nel primo mese ricevette ordini da tutti i 50 stati americani e da 45 paesi del mondo.

Senza pubblicità. Solo con il passaparola.

All’inizio erano Bezos e i primi dipendenti a impacchettare i libri, spesso in ginocchio sul pavimento.

Un giorno Bezos disse che servivano delle ginocchiere.

Un collega gli rispose: “Ci servono dei tavoli”.

Bezos raccontò poi che gli sembrò l’idea più brillante che avesse mai sentito.

La sedia vuota

Bezos aveva un’ossessione: il cliente.

Nelle riunioni importanti lasciava spesso una sedia vuota al tavolo.

Quella sedia rappresentava il cliente: la persona più importante nella stanza, anche se non era presente.

Ogni decisione doveva rispondere a una sola domanda: questa cosa rende la vita migliore al cliente?

Aveva anche altre regole diventate famose.

Niente presentazioni con le slide: prima delle riunioni tutti dovevano leggere in silenzio un documento scritto di sei pagine.

E i gruppi di lavoro dovevano essere abbastanza piccoli da poter essere sfamati con due pizze.

“Amazon.bomb”: il crollo

Nel 1997 Amazon si quotò in Borsa.

Nella prima lettera agli azionisti Bezos scrisse che tutto sarebbe stato pensato sul lungo periodo. Amazon avrebbe investito ogni guadagno per crescere, anche a costo di non fare profitti per anni.

Molti non ci credettero.

Nel 1999 la rivista finanziaria Barron’s pubblicò un articolo intitolato “Amazon.bomb”, prevedendo il fallimento dell’azienda.

Poi arrivò lo scoppio della bolla delle dot-com.

Tra il 2000 e il 2001 centinaia di aziende di Internet fallirono.

Le azioni di Amazon persero oltre il 90% del loro valore.

Sembrava la fine.

Ma Bezos ripeteva sempre la stessa cosa: il prezzo delle azioni non è l’azienda. Se i clienti continuano a tornare, l’azienda sta bene.

E i clienti continuavano a tornare.

Jeff Bezos ride durante gli ENCORE Awards del 2010
Jeff Bezos nel 2010, con la sua famosa risata. Foto: Steve Jurvetson, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

“È sempre il Giorno 1”

Una delle idee più famose di Bezos è il concetto di “Day 1”, il Giorno 1.

Secondo lui un’azienda deve comportarsi sempre come se fosse appena nata: affamata, veloce, pronta a sperimentare.

Il “Giorno 2”, invece, è quando un’azienda si siede sui successi e inizia lentamente a morire.

Il suo ufficio a Seattle si trovava in un edificio chiamato proprio così: Day 1.

Molto più di una libreria

Dopo la crisi, Amazon iniziò a vendere di tutto: musica, film, elettronica, giocattoli.

Ma le scommesse più importanti dovevano ancora arrivare.

• Nel 2005 nacque Amazon Prime, con le spedizioni veloci incluse in un abbonamento annuale

• Nel 2006 nacque Amazon Web Services, che affittava la potenza dei server di Amazon ad altre aziende

• Nel 2007 arrivò il Kindle, il lettore di libri digitali

Il più sottovalutato fu AWS.

Oggi una parte enorme di Internet funziona su quei server: app, siti, servizi di streaming che usiamo ogni giorno senza saperlo.

È diventato uno dei motori principali dei guadagni di Amazon.

Lo sguardo verso lo spazio

Nel 2000, mentre Amazon attraversava la crisi, Bezos fondò in silenzio un’altra azienda: Blue Origin.

L’obiettivo: rendere i viaggi nello spazio più economici e accessibili.

Nel 2013 comprò anche lo storico quotidiano The Washington Post.

Nel 2021 lasciò il ruolo di CEO di Amazon ad Andy Jassy, il manager che aveva costruito AWS.

Pochi giorni dopo salì a bordo di un razzo di Blue Origin e volò oltre il confine dello spazio.

Il bambino che riparava mulini a vento nel ranch del nonno era arrivato sopra il cielo.

L’eredità di Jeff Bezos

Oggi Amazon consegna ogni giorno milioni di pacchi in tutto il mondo.

Ha cambiato il modo in cui:

• facciamo acquisti

• leggiamo libri

• guardiamo film e serie

• costruiamo siti e app

Tutto è partito da un garage, da scrivanie fatte con le porte e da una semplice domanda.

Non “cosa potrebbe andare storto?”.

Ma: “di cosa mi pentirò se non ci provo?”

Ripercorrere la storia di Jeff Bezos vuol dire proprio questo: un garage, una campanella che suonava sempre più spesso, e un’idea in cui quasi nessuno credeva.

📚 Per approfondire

Vendere tutto. Jeff Bezos e l’era di Amazon

Di Brad Stone. È il libro più completo sulla nascita di Amazon: il giornalista ha intervistato centinaia di dipendenti e dirigenti per ricostruire come Bezos ha trasformato una libreria online in un impero. Se questa storia ti ha appassionato, qui trovi tutti i retroscena.

Amazon. L’impero. Jeff Bezos e un dominio senza confini

Il seguito, sempre di Brad Stone. Racconta gli anni più recenti: Alexa, Prime Video, la corsa allo spazio con Blue Origin e l’Amazon diventata una delle aziende più potenti del pianeta. Perfetto per chi vuole sapere com’è andata a finire.

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🚀 Nel prossimo articolo della sezione Visionari

Bezos non è l’unico miliardario ad aver puntato alle stelle.

C’è un altro imprenditore che ha rischiato tutto più di una volta: con le auto elettriche, con i razzi riutilizzabili, con idee che quasi tutti consideravano impossibili.

Il suo nome è Elon Musk.