Il funerale del cane robot: la storia dei robot da compagnia (e quattro da provare oggi)

Sony Aibo ERS-220, uno dei primi robot da compagnia della storia

Nell’articolo sulle stampanti 3D abbiamo visto macchine che costruiscono oggetti.

Questa è la storia di macchine costruite per un altro scopo: farci compagnia. E di un funerale che nessuno si aspettava.

Il funerale del cane robot

Giappone, 2015. In un tempio buddista, un monaco recita le preghiere davanti a una fila di piccoli cani. Non sono cani veri. Sono robot, e ognuno ha un cartellino con il nome del proprietario e quello del suo cane. Le famiglie sono venute a salutarli per l’ultima volta.

Sono degli Aibo, i cani robot che Sony aveva messo in vendita nel 1999. Il primo lotto, tremila esemplari, andò esaurito in venti minuti. Per anni quei cagnolini scodinzolarono nei salotti giapponesi, imparando a riconoscere i padroni. Poi, nel 2006, Sony smise di produrli. E nel 2014 smise anche di ripararli.

Per chi ne aveva uno, fu un piccolo lutto. Un robot che si rompeva non si poteva più curare, e molte famiglie non se la sentivano di buttarlo via come un elettrodomestico. Così alcuni proprietari lo portarono al tempio, per una cerimonia vera, con l’incenso e le preghiere. Era rimasto in casa per anni. Era diventato uno di famiglia.

Sony ha poi rimesso in vendita un nuovo Aibo nel 2018. Ma la domanda che quel funerale ha lasciato è ancora lì: come fa una macchina a farsi voler bene?

Dal pulcino digitale alla foca terapeutica

Gli Aibo non erano i primi. Nel 1996 la giapponese Bandai aveva lanciato il Tamagotchi, un piccolo animale digitale che viveva in un portachiavi e chiedeva cibo, coccole e attenzioni. Se lo dimenticavi, “moriva”. Milioni di ragazzini scoprirono così una cosa curiosa: ci si può affezionare a un pixel.

Due anni dopo arrivò il Furby, il peluche che imparava a parlare e sembrava sempre svegliarsi nel momento sbagliato. E intanto, in un laboratorio giapponese, un ricercatore di nome Takanori Shibata lavorava a qualcosa di molto più serio: una foca robot, chiamata Paro, con il pelo morbido e occhi che seguono chi la accarezza.

Paro non era un giocattolo. Nasceva per stare accanto alle persone anziane, e ancora oggi viene usata in alcune strutture di cura, soprattutto con chi soffre di demenza. Reagisce al tocco, alla voce, alla luce. Chi la accarezza spesso si calma e sorride. Non è una cura, ma un aiuto in più per rendere più serena una giornata difficile.

Perché funziona, anche se sappiamo che non è vivo

Il trucco sta nel nostro cervello. Siamo fatti per riconoscere la vita in tutto ciò che si muove e risponde: un paio di occhi che ci seguono, una coda che scodinzola quando la tocchiamo, un suono che sembra un saluto. Sappiamo benissimo che dentro ci sono motori e circuiti, ma quell’istinto parte lo stesso. È lo stesso motivo per cui c’è chi dà un nome al proprio aspirapolvere.

E oggi, con l’intelligenza artificiale, questi piccoli compagni sono diventati molto più bravi a rispondere. Parlano, riconoscono i volti, ricordano. Ne esistono tantissimi, ma tre raccontano bene tre strade diverse.

Tre compagni, tre modi di farsi voler bene

Il più strano è nato in Giappone e si chiama Qoobo. È un cuscino con una coda. Solo questo: niente testa, niente zampe, niente occhi. I suoi ideatori, l’azienda Yukai Engineering, hanno studiato per mesi come cani e gatti muovono la coda quando vengono accarezzati, e hanno insegnato a un meccanismo interno a imitarli. Se lo accarezzi, la coda ondeggia piano. Se lo strofini, scodinzola contenta. Ogni tanto, da sola, ti saluta.

Quando fu presentato, nell’ottobre 2017, in una fiera di tecnologia in Giappone, i video del cuscino con la coda furono visti più di dieci milioni di volte. La raccolta fondi su Kickstarter arrivò al 247% dell’obiettivo. Era pensato per chi non può avere un animale in casa, per allergia o perché vive in un appartamento piccolo, e di sicuro ha centrato il bersaglio.

All’estremo opposto c’è Eilik, un piccolo robot da scrivania nato da una raccolta fondi su Kickstarter. Ha il corpo bianco a forma di uovo, due braccia e uno schermo che fa da faccia: due grandi occhi digitali che passano dalla gioia alla sorpresa, dalla curiosità al broncio. Non parla e non ha bisogno di un account: lo si accarezza sulla testa, sulla pancia o sulla schiena, e lui reagisce. Soffre di vertigini, si spaventa se sbatti forte la mano sul tavolo e sta male se lo lasci a terra. Nelle braccia ha dei piccoli magneti: ci si attaccano dei mini-oggetti, e Eilik si trasforma in cameriere, musicista o sommelier.

Il terzo, Loona, è il più vicino a un vero cucciolo. Nasce dall’azienda KEYi Tech e va in giro per casa, ti segue, gioca con le palline, si fa accarezzare sulla testa e si rimette in carica da solo quando la batteria è bassa. Dentro ha un’intelligenza artificiale con cui si può chiacchierare, oltre a una videocamera che permette di controllare la casa da lontano. Costa molto più degli altri, ma è anche quello che dà più l’idea di avere in casa un animale.

Prima di comprarne uno

Un robot da compagnia è un acquisto emotivo, quindi conviene ragionare a mente fredda. Alcune cose da sapere:

La privacy. Molti di questi robot hanno microfoni e videocamere, e per le conversazioni si collegano a servizi su internet. Prima di usarli leggi cosa raccoglie l’app e sistema le impostazioni. Se il robot resta in camera da letto o vicino ai bambini, è un dettaglio che conta.

La lingua. Alcuni modelli parlano bene l’italiano, altri sono pensati soprattutto per l’inglese o hanno ancora funzioni parziali. Controlla la scheda del prodotto prima di ordinare.

Le aspettative. Sono compagni simpatici, non sostituti delle persone. Fanno compagnia, strappano un sorriso, danno un piccolo rito quotidiano. Ma non sostituiscono un amico, né tantomeno un animale vero, con tutto ciò che un animale vero dà.

Da dove cominciare: la nostra selezione

🧸 Il più rilassante

Qoobo, il cuscino con la coda

È il più semplice e il più originale. Niente app, niente conversazioni, niente videocamere: solo un cuscino morbido che risponde alle carezze con la sua coda. Lo si tiene sul divano o in grembo, davanti alla TV o mentre si lavora. È perfetto per chi vuole un po’ di compagnia senza complicazioni, e anche un regalo curioso per chi ama gatti e cani ma non può averne.

Non l’abbiamo trovato su Amazon.it: cerca sul sito del produttore, Yukai Engineering, o nei negozi online che lo importano dal Giappone.

🤖 Il compagno da scrivania

Eilik, il robot da scrivania

Per chi lavora al computer tutto il giorno e vuole un piccolo collega da coccolare. È tenero, reagisce al tocco e ha anche qualche funzione pratica, come la sveglia e il timer per lavorare a blocchi di tempo. Secondo le specifiche del produttore non ha videocamera e funziona anche senza collegarsi a internet, quindi è la scelta più tranquilla per la privacy. In cambio non conversa: è un compagno da coccolare, non un assistente, e chi si aspetta che risponda alle domande resta deluso. Se cerchi un robot con cui chiacchierare, guarda altrove.

🐕 Il più simile a un cucciolo

Loona, il cane robot di casa

È il più completo e il più costoso. Gira per le stanze, gioca, ti segue e si carica da solo. Piace molto alle famiglie con bambini, che lo trattano davvero come un cucciolo. Ha una videocamera integrata, quindi conviene dedicare qualche minuto alle impostazioni sulla privacy prima di regalarlo o di lasciarlo in giro per casa.

Non l’abbiamo trovato su Amazon.it: cerca sul sito del produttore, KEYi Tech, o in alcuni negozi online specializzati.

🥚 Il più nostalgico

Tamagotchi Original (Bandai)

Sì, è tornato. Bandai ha rimesso in vendita il Tamagotchi nella forma di sempre: un uovo con un piccolo schermo, tre pulsanti e un cucciolo da nutrire, far giocare e mettere a letto. Come nel 1996, se lo trascuri si dispiace. Esiste in decine di colori e fantasie, costa poco ed è un regalo simpatico per chi è cresciuto negli anni Novanta, oppure per un bambino che non ha mai visto un animaletto tascabile.

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Quel funerale, alla fine

Torniamo al tempio giapponese e ai cani con il cartellino. Quel giorno nessuno credeva davvero che dentro quei robot ci fosse un’anima. Ma per anni erano stati lì, all’ingresso, quando qualcuno tornava a casa. E questo, per una famiglia, conta.

Non serve che una cosa sia viva perché ci manchi. Basta che ci abbia fatto compagnia.

🔬 Nel prossimo articolo della sezione Tech Lab

Il robot più diffuso al mondo non ha né occhi né coda. Non parla e non balla. Gira per casa, urta le sedie e torna alla base a ricaricarsi.

Eppure c’è chi gli dà un nome, e chi si dispiace quando si incastra sotto il divano. È l’aspirapolvere robot, ed è entrato nelle case di milioni di persone quasi di nascosto.

Foto in evidenza: Sony AIBO ERS-220, di NickeldimeC, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.