Nell’articolo sul Roomba abbiamo visto un robot che è diventato invisibile pur stando in mezzo alla stanza.
Questa è la storia di un altro oggetto che sta provando a fare lo stesso, ma su un pezzo molto più personale: il naso.
Parigi, 2012. Steve Mann entra in un McDonald’s indossando un paio di occhiali strani, con una piccola fotocamera incorporata. È un professore universitario, non un turista curioso: indossa quel dispositivo, chiamato EyeTap, da più di trent’anni. Lo ha inventato lui, nel 1980, quando era poco più che un ragazzo.
Tre persone lo aggrediscono, tentano di strappargli gli occhiali dal viso, lo buttano fuori dal locale. L’episodio verrà ricordato come “il primo crimine d’odio cibernetico della storia”.
Oggi, milioni di persone indossano occhiali molto simili a quello, con tanto di fotocamera incorporata, senza che nessuno le guardi due volte. Cosa è cambiato?
Il professore con il computer in uno zaino
Steve Mann cominciò a sperimentare da studente, in Canada, costruendo computer da indossare quando un computer occupava ancora una stanza intera. Il suo primo prototipo di occhiali con telecamera, nel 1980, era collegato a un computer portato in uno zaino, pesante come un trolley da viaggio.
Negli anni Mann miniaturizzò il progetto, fino all’EyeTap vero e proprio, che registrava quello che l’occhio vedeva e lo rielaborava in tempo reale. Per questo è ricordato come il “padre del computer indossabile”: aveva capito, decenni prima di chiunque altro, che un computer poteva stare sul viso invece che sulla scrivania.
Il flop da 1.500 dollari
Nel 2013 Google decise che era il momento di portare quell’idea al grande pubblico. Nacquero i Google Glass: una montatura leggera, con un piccolo schermo sopra l’occhio destro che mostrava notifiche, indicazioni, foto scattate con un comando vocale.
Costavano 1.500 dollari, e sembravano uscire da un film di fantascienza. Fu esattamente questo il problema. Chi li indossava veniva soprannominato, non affettuosamente, “Glasshole”. La gente si infastidiva all’idea di essere ripresa a sua insaputa da chiunque passasse. I locali iniziarono ad affiggere cartelli con il divieto di indossarli.
Google provò a correggere la rotta spostando il progetto verso le aziende, ma il sogno di un prodotto per tutti era già finito. Nel marzo 2023 Google chiuse definitivamente la produzione. Dieci anni, un flop quasi totale.
La lezione che Meta ha imparato al posto di Google
Dieci anni dopo quel flop, Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg, ci riprovò. Ma con un’idea diversa: niente schermo davanti all’occhio, niente aria da astronauta. Solo un paio di Ray-Ban, uguali a quelli che si trovano in qualsiasi ottico, con una telecamera nascosta nella montatura e un assistente vocale basato sull’intelligenza artificiale.
Presentati nel settembre 2023, in collaborazione con EssilorLuxottica, i Ray-Ban Meta costavano un terzo dei Google Glass. E soprattutto, non si vedevano. Nessuno sa se chi li ha davanti sta solo indossando degli occhiali da sole o sta per scattare una foto.
Il risultato ha sorpreso tutti, Meta compresa: entro la fine del 2025 avevano superato i sette milioni di esemplari venduti, il triplo dell’anno precedente. I Google Glass, in confronto, non avevano mai superato qualche migliaio di pezzi.
La differenza non era la tecnologia. Era che nessuno vuole indossare un computer. Tutti sono disposti a indossare un bell’accessorio, che in più sa fare qualcosa.
Il gadget che è morto in un giorno
Per capire quanto contasse quella scelta, basta guardare chi ha fatto l’esatto contrario. Nel 2024 un’azienda chiamata Humane lanciò l’AI Pin: non degli occhiali, ma una spilla da attaccare ai vestiti, con una telecamera, un piccolo proiettore laser che mostrava informazioni sul palmo della mano, e un assistente vocale pensato per sostituire il telefono. Costava 699 dollari, più un abbonamento mensile.
Le recensioni furono impietose: lento, si scaldava, faceva poco di quello che prometteva. Nel febbraio 2025 Humane spense i propri server. Da un giorno all’altro, tutti i dispositivi già venduti diventarono quasi inutilizzabili. L’azienda fu rilevata da HP.
La lezione è la stessa di prima, vista dal lato opposto: un oggetto nuovo, mai visto, che chiede alle persone di fidarsi di un gesto che non conoscono, parte già in salita. Un paio di occhiali, anche high-tech, resta un paio di occhiali.
Cosa sanno fare, davvero
Gli occhiali smart di oggi, nella loro versione più diffusa, non mostrano niente davanti agli occhi. Funzionano soprattutto con la voce: si chiede loro di scattare una foto, girare un video, chiamare qualcuno, tradurre un cartello in un’altra lingua, oppure semplicemente “cosa sto guardando?”, e un assistente basato sull’intelligenza artificiale descrive la scena.
Una versione più recente, presentata a fine 2025, aggiunge un piccolo schermo discreto in un angolo della lente, visibile solo a chi li indossa: mostra indicazioni stradali, messaggi, i sottotitoli di una conversazione in un’altra lingua, in tempo reale.
È un salto netto rispetto ai Google Glass: lì la tecnologia era il punto centrale, qui è nascosta dentro un oggetto che già si vuole indossare per altri motivi.
La domanda che Steve Mann aveva già posto
C’è un paradosso, in tutto questo. Steve Mann veniva aggredito proprio perché la gente capiva, a colpo d’occhio, che stava indossando una telecamera. Oggi il motivo per cui gli occhiali smart hanno successo è che nessuno se ne accorge.
Non è un dettaglio da poco. Se sei seduto accanto a una persona con questi occhiali, non hai modo di sapere se ti sta riprendendo. Alcuni modelli hanno una piccola luce che si accende durante la registrazione, ma basta un dito o un pezzo di nastro adesivo per coprirla. In alcuni paesi si discute già di leggi apposite, per obbligare un segnale più visibile. In Italia, già nel 2021, il Garante per la protezione dei dati aveva chiesto chiarimenti a Meta sui primi occhiali con telecamera, i Ray-Ban Stories, su come venivano gestite le riprese e il consenso di chi veniva filmato senza saperlo.
È la stessa domanda che Mann poneva da solo, trent’anni prima che qualcuno gli desse ascolto: quanto siamo disposti a rinunciare alla certezza di sapere chi ci sta osservando, in cambio di un oggetto comodo e alla moda?
Da dove cominciare: la nostra selezione
Se vuoi provarli, questi sono i modelli più sensati da cui partire, a due fasce di prezzo diverse.
🕶️ I più diffusi
Ray-Ban Meta
Sono il modello che ha fatto decollare la categoria: montatura Ray-Ban vera e propria, fotocamera da 12 megapixel, assistente vocale con intelligenza artificiale, autonomia per tutta la giornata di uso normale. Non hanno schermo, quindi non mostrano nulla davanti agli occhi: servono a scattare, registrare, ascoltare musica e parlare con l’assistente. Sono il punto di partenza più sicuro, con la community di utenti più grande.
🏃 Per lo sport
Oakley Meta
Stessa tecnologia dei Ray-Ban Meta, dentro una montatura sportiva Oakley, più resistente e pensata per attività all’aperto. La scelta giusta per chi corre, va in bici o fa sport all’aria aperta e vuole le stesse funzioni senza rinunciare a una montatura da sport vera.
In qualità di Affiliato Amazon, Geniotech riceve un guadagno dagli acquisti idonei, senza alcun costo aggiuntivo per te. I prezzi cambiano spesso: controlla quello aggiornato sulla pagina del prodotto.
Dall’aggressione al successo di massa
Nel 2012 un uomo veniva buttato fuori da un McDonald’s per aver indossato degli occhiali con una telecamera. Tredici anni dopo, sette milioni di persone indossano esattamente la stessa cosa, e nessuno le guarda due volte.
Non è cambiata la tecnologia in modo radicale. È cambiato il modo in cui l’abbiamo vestita. A volte la rivoluzione non sta nell’invenzione, ma nel farla sparire dentro qualcosa che già desideriamo.
🔬 Nel prossimo articolo della sezione Tech Lab
C’è un’altra macchina che si è fatta strada nel cielo sopra le nostre case quasi senza che ce ne accorgessimo, passando da giocattolo per pochi appassionati a strumento che consegna pacchi, filma matrimoni e sorveglia i cantieri.
Sono i droni, e la loro storia comincia molto prima di quanto si pensi.
Foto in evidenza: Google Glass Explorer Edition, via Wikimedia Commons, licenza Creative Commons.

